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Lettera aperta Ricorrenti Concorso DS Lombardia a Monti e Napolitano


Noi ricorrenti del concorso per dirigenti scolastici in Lombardia ci rivolgiamo alle autorità Istituzionali per esplicitare le motivazioni dei nostri ricorsi prodotti al Tar Lombardia.
Con sentenza 18 luglio 2012, lo stesso organo amministrativo regionale, ha annullato l'intera procedura del suddetto concorso, avendo riscontrato gravi irregolarità.
16/12/2012
Al Sig. Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano Roma
Al Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri Prof. Mario Monti Roma
Al Sig. Ministro dell’Istruzione Università e Ricerca Prof. Francesco Profumo Roma
Al Sig Direttore Generale dell’Usr della Lombardia Dott. Francesco de Sanctis Milano

Noi ricorrenti del concorso per dirigenti scolastici in Lombardia ci rivolgiamo alle autorità Istituzionali per esplicitare le motivazioni dei nostri ricorsi prodotti al Tar Lombardia.
Con sentenza 18 luglio 2012, lo stesso organo amministrativo regionale, ha annullato l'intera procedura del suddetto concorso, avendo riscontrato gravi irregolarità. La vicenda, come è noto, ha prodotto esiti disastrosi per le istituzioni scolastiche lombarde, dal momento che i posti disponibili non sono stati coperti da coloro che secondo la procedura espletata sono stati ritenuti “idonei”, ma sono stati assegnati in reggenza. Tale spiacevole situazione è stata imputata ai ricorrenti, che, a detta dei colleghi ritenuti idonei, sono stati “infingardi”, “usurpatori”, insomma i “cattivi”, che hanno cercato banali pretesti per provocare ciò che è accaduto.
L'esercizio di un diritto legittimo, qual è quello del ricorso, sembra essere divenuto, a detta di molti, un diabolico stratagemma utilizzato dai ricorrenti per mettere in crisi l'intero sistema scolastico lombardo.
Non sono bastate due sentenze, una del Tar e l'altra del Consiglio di Stato, a evidenziare che in questo concorso qualcosa non ha funzionato. Coloro che si ostinano a ripetere instancabilmente che la commissione abbia agito con estrema correttezza e che tutto si sia svolto nella massima serietà, dimostrano di essere “ciechi” e sono davvero poco credibili. I motivi dei ricorsi da noi presentati sono molteplici e non si fermano, di certo, alle sole buste trasparenti (gravissima irregolarità che mette in discussione il principio cardine dei concorsi pubblici, ovvero l'anonimato).
Tra gli altri ci preme ricordare i tempi brevissimi in cui si è svolta la valutazione (di contro in alcune regioni si corregge ancora!), che lascia fortemente perplessi e fa nutrire seri dubbi sulla validità e serietà della valutazione operata dalla commissione del concorso. Lo stesso fatto che più di cinquecento docenti (su 950 circa e quindi più del 50%) siano stati “liquidati” così facilmente e in così poco tempo induce una riflessione piuttosto semplice, ma significativa: o questi docenti, con molti anni d'insegnamento alle spalle, con titoli qualificanti, master, dottorati di ricerca, esperienze culturali e professionali rilevanti, improvvisamente si sono rimbecilliti (si perdoni il termine) o vi è stato il fermo proposito di tagliare a prescindere dalla qualità degli elaborati. Se una selezione doveva esser fatta, questa doveva seguire criteri obiettivi per produrre una valutazione imparziale e serena, senza rincorrere logiche utilitaristiche e calcoli preventivamente determinati.
Molti dei nostri elaborati sono stati visionati da esperti, periti, professionisti qualificati che hanno ritenuto inadeguata e discriminante la valutazione operata dalla commissione. I nostri ricorsi, prima ancora della sorprendente, determinante notizia delle buste trasparenti, sono stati avviati nella consapevolezza di avere subito un'ingiusta estromissione dalla prova orale, a fronte di elaborati scritti ben articolati e approfonditi in relazione alle indicazioni delle tracce. Certamente la commissione non può (e nessuno lo deve permettere!) trincerarsi dietro l'insindacabilità del giudizio, poiché un compito ben fatto non può trasformarsi in un mediocre elaborato (la differenza salta subito agli occhi, a maggior ragione a professionisti seri e avvezzi a questo genere di valutazione).
Un'altra ragione che getta ombre sulla regolarità delle procedure è costituita dal fatto che su molte schede di valutazione degli elaborati non siano presenti le firme di tutti i commissari, che avrebbero dovuto partecipare alla lettura delle prove (collegio perfetto). Dai verbali in nostro possesso, inoltre, risulta che numerose volte la valutazione è avvenuta senza la presenza del Presidente, da parte di due soli commissari, conseguentemente con il collegio imperfetto, come ha opportunamente rilevato il Tar nella sentenza di luglio. Tali vizi formali rafforzano l'ipotesi di un'analisi superficiale, da cui scaturiscono giudizi non condivisi dall'intera commissione, ma determinati piuttosto dai singoli commissari.
A tale proposito ci preme ricordare che il 1° marzo 2012 un membro della stessa commissione esaminatrice, il prof. Michele D’Elia, lasciava l’incarico per protesta contro le modalità e i tempi strettissimi imposti alle procedure di valutazione degli elaborati, come confermato dallo stesso nella sua intervista al quotidiano milanese Il Giorno e nella sua missiva al Presidente della commissione.
I motivi della protesta del prof. D'Elia sono oggettivamente verificabili, visto che i verbali dimostrano come negli ultimi due mesi si sia operato per quasi 12 ore al giorno: un ritmo di lavoro del tutto diverso da quello adottato nei primi mesi di valutazione.
Nell'ultimo mese di lavoro le commissioni hanno corretto anche 68 prove giornalmente, nonostante si tratti di elaborati di 6/8 pagine ciascuno. Ne consegue un'evidente disparità valutativa, da noi accertata mediante il raffronto di alcune prove lette nel periodo iniziale di correzione con altre “liquidate” velocemente nell’ultima fase.
Alla luce di quanto detto (ma l'elenco potrebbe allungarsi tenendo conto delle singole motivazioni evidenziate nei ricorsi personali) appare chiaro - nonostante il tentativo di minimizzare e far finta che tutto si sia svolto con modalità corrette - che nel concorso per dirigenti in Lombardia vi siano state gravi irregolarità sostanziali e formali, che hanno penalizzato i candidati. Hanno vanificato i sacrifici, che anche noi (come gli “idonei”) abbiamo sopportato, pur continuando a esercitare la nostra professione con zelo e immutata passione. Siamo certi che le Istituzioni cui ci stiamo rivolgendo con rispetto e umiltà non spegneranno quell'entusiasmo con il quale affrontiamo quotidianamente il nostro lavoro, ci sapranno restituire la fiducia e la certezza che il nostro è ancora un Paese in cui la giustizia è considerata un valore fondamentale, da difendere e per cui lottare.
Se così non fosse, ci chiediamo cosa dovremo insegnare ai nostri alunni e ai nostri figli e soprattutto con quale coraggio potremo pretendere da loro uno studio serio e proficuo, se poi questo non garantirà un risultato positivo, perché altri sapranno essere più furbi o saranno utilizzate armi truccate.
Come restituire giustizia ove la giustizia è stata violata, ridare diritto ove il diritto è stato strappato, restituire serenità alla scuola lombarda ove la serenità è stata interrotta? Come porre la parola fine all’improvvido contendere che ha il solo deprecabile effetto di nuocere alle istituzioni e ai singoli? Non spetta certo ai ricorrenti deciderlo, ma è necessario che si adottino procedure molto più veloci e soprattutto oggettive (per risolvere il problema delle reggenze), come quelle che si utilizzano negli Usa o in Francia dove le commissioni possono fissare ad arbitrio i criteri di valutazione, ma sono tenute a predisporre strumenti tali che la loro applicazione non dipende dal valutatore. I ricorrenti infatti sentono su di loro un grave pregiudizio, in seguito alla massiccia campagna mediatica che ha attribuito loro la responsabilità delle 576 reggenze lombarde e che si basa sull'assurdo postulato che la colpa delle illegittimità sia di chi le denuncia e non di chi le commette.
Nella certezza che il conflitto in atto si risolva al più presto, contemperando le giuste aspettative di tutte le parti in causa e soprattutto in favore della scuola lombarda, i ricorrenti, fiduciosi che i rappresentanti delle istituzioni sapranno tenere in giusta considerazione anche le loro ragioni, colgono l'occasione per porgere
Cordiali saluti

Alessi Vincenzo, Bignami Antonella, Brusaferri Rosaria, Lanzotti Carmen, Lieto Alessandra, Maltagliati Anna, Mancuso Alfredo, Porta Marina, Pozzi Sabrina, Ragusa Giorgio, Soldano Carlo, Stefano Sabina

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