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Occupazione delle scuole a Napoli. Anno scolastico a rischio - di Gennario Capodanno

“ Oramai i ragazzi hanno capito che il vento soffia a loro favore e quindi, approfittando anche delle temperature invernali, in molti plessi scolastici stanno anticipando le festività natalizie di un mese – stigmatizza Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari -. L’eccessivo atteggiamento buonista nei loro confronti anche in quei casi nei quali in passato si è parlato di scuole vandalizzate con il danneggiamento di arredi e suppellettili, a seguito dell’occupazione, sta ingenerando il convincimento , con effetto a catena, che da questa assurda vicenda, tutta italiana, che si ripete come un rituale sempre uguale di questi tempi, i responsabili ne possano sortire senza alcuna conseguenza “.
            “ S’ignora o, peggio, si finge d’ignorare che il testo unico sulle leggi della pubblica istruzione, D. L.vo n. 2971994, prevede che, per la validità di un anno scolastico, occorrono almeno 200 giorni di effettive lezioni. E’ evidente che, laddove nei giorni da computare in questo calcolo non venissero considerati quelli nei quali gli allievi non entrano in classe o, caso più grave, occupano la scuola, il Ministero potrebbe valutare la possibilità di annullare l’anno scolastico – continua Capodanno -. Ritengo che la reazione di quanti interessati, di fronte a questi episodi gravi, nei quali s’interrompe, senza alcuna plausibile ragione, un servizio essenziale, come quello scolastico, costringendo decine di migliaia di famiglie a fare i conti con figli privi del supporto didattico essenziale, sarebbe diversa se la norma prevedesse che nel caso che l’anno scolastico venisse annullato, si procedesse ad una corrispondente decurtazione degli stipendi “.
            “ In questo clima – conclude Capodanno – è facile prevedere che nei prossimi giorni il fenomeno andrà ad incrementarsi estendendosi alla maggioranza delle scuole pubbliche, nel mentre si prende ancora una volta atto che la scuola privata non è per nulla interessata, e non da oggi, a questo deprecabile fenomeno, con le considerazioni del caso “.

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