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La patente per guidare la scuola? - di Enrico Maranzana



Il libero pensiero impera nella scuola: mancano proposte di ammodernamento del sistema scolastico, concepite nel rispetto dei vincoli dottrinali e legislativi oggi esistenti, vincoli che valorizzano le esperienze pregresse e non le cassano acriticamente.

Qui di seguito sono riportate e commentate tre frasi di esponenti che stanno giocando un ruolo importante sul fronte dell’innovazione; asserzioni rappresentative delle tendenze che ispirano i lavori in corso; queste frasi mostrano l’irrazionalità e l’infondatezza delle proposte di cambiamento del servizio scolastico oggi in discussione.

On. Valentina Aprea – 12.5.2008 – presentazione al parlamento del DDL 953

 La riforma degli organi collegiali della scuola degli anni settanta ha cercato di superare il centralismo dello Stato, ma ha mostrato, quasi subito, tutti i suoi limiti. I poteri riconosciuti agli organi collegiali sono stati di fatto esautorati dall'eccessivo formalismo centralistico e dalla limitatezza delle risorse, e ciò ha determinato una continua deresponsabilizzazione della componente dei genitori e l'affievolirsi della loro partecipazione.

Questa frase non ha riscontri oggettivi, è falsa. La struttura decisionale introdotta dai decreti delegati del ‘74 è una coerente e puntuale applicazione della dottrina scientifica dell’organizzazione:
o       la scuola è vista come un  sistema;
o       i diversi livelli di responsabilità sono stati riconosciuti e formalizzati;
o       la definizione, il conseguimento e la valutazione dei risultati è l’oggetto del mandato affidato ai diversi soggetti della scuola.

Si consulti in rete “Coraggio! Organizziamo le  scuole” per una descrizione dell’architettura ideata dal legislatore, disegno che decentra le responsabilità formative, educative e dell’istruzione; scelta confermata dalle disposizioni sull’autonomia scolastica del 1999.
La relatrice del DDL, asserendo che saranno “rispettate, approfondite e valorizzate” le norme sull’autonomia, falsifica la  sua precedente affermazione sul formalismo centralistico.

La relazione di presentazione sottace la vera causa della “deresponsabi-lizzazione e dell’affievolirsi della partecipazione”: i dirigenti non hanno mai convocato gli organismi collegiali per vincolarne l’attività, per obbligarli a deliberare su temi essenziali perché funzionassero.  Colpa, dolo o preterinten-zione?  Questo interrogativo non troverà qui una risposta: ci si limiterà a osservare che il DDL 953 premia il comportamento deviante dei presidi anche se in momenti successivi sono stati rimossi i principali errori grossolani presenti nella stesura originaria.

Andrea Gavosto direttore della fondazione Giovanni Agnelli 13-11-2012

Occorre ridefinire che cosa è necessario che tutti sappiano a 14 anni, nella consapevolezza che oggi la media non può essere in alcun caso il punto di arrivo, ma deve consentire di scegliere il percorso di studi futuri più adatto allo studente.     

L’orientamento auspicato nella citazione e i programmi vigenti sono sovrapponibili. Si rimanda a “Riformare la scuola media, perché?”, visibile in rete, per constatare la veridicità dell’asserzione. Tale uniformità di intenti declassa a puro vaniloquio l’asserzione del direttore della fondazione Agnelli: che senso ha presentare  oggi come innovativo quanto è presente nell’ordinamento scolastico da quarant’anni?
La questione che si sarebbe dovuta affrontare è un’altra: a cosa è dovuta l’inefficacia dei programmi del 1979? Perché non ha prodotto alcun effetto l’indicazione: “Nella loro differenziata specificità le discipline sono, dunque, strumento e occasione per uno sviluppo unitario, ma articolato e ricco, di funzioni, conoscenze, capacità e orientamenti indispensabili alla maturazione di persone responsabili e in grado di compiere scelte. Si tratta del resto di soddisfare l'esigenza che il preadolescente manifesta, passando da esperienze di vita più globali e di cultura più indifferenziate, proprie della scuola primaria, a quelle più articolate e specifiche della scuola secondaria di primo grado, sulla linea della necessaria e appropriata pluralità delle discipline e dei contributi che esse forniscono”?
Gli effetti attesi sono mancati a causa dei sistematici ostacoli eretti per impedire il passaggio dalla scuola della conoscenza alla scuola delle competenze [comportamenti esibiti da chi affronta un compito i cui componenti sono capacità e conoscenze].

Francesca Puglisi - responsabile scuola  segret. nazionale PD  14-11-2012
Le regole della partecipazione agli organi collegiali o si scrivono in modo condiviso con le associazioni studentesche, del personale scolastico e dei genitori, o non si scrivono.

La ricerca del consenso e la natura del sistema educativo di istruzione e di formazione non possono essere disgiunte. A tal fine è opportuno ricordare che gli organismi collegiali si distinguono in strategici e tecnici.
La partecipazione di genitori e studenti, partecipazione intesa come facoltà di “elaborare e adottare gli indirizzi generali” [competenze generali] e di deliberare i “criteri generali della programmazione educativa” si realizza nell’organismo posto al vertice dell’organigramma delle scuole: il consiglio di istituto/dell’autonomia. Si tratta dell’assetto introdotto dai decreti del ‘74, confermato dal TU 297/94, che il DDL 953 vuole abrogare.

Una parentesi è necessaria: chi sono i paladini della partecipazione? Negli anni passati essi hanno denunciato la mancata applicazione delle norme relative al Consiglio di Istituto; oggi combattono la revoca della facoltà d’incidere sull’elaborazione delle linee strategiche dell’attività scolastica di cui attualmente genitori e studenti godono. Invece il DDL, oltre ad essere una delega in bianco dello Stato alle scuole, attribuisce al solo dirigente scolastico l’iniziativa programmatica.

L’attività degli organismi tecnici può aver inizio una volta definite le finalità formative e specificate le modalità operative generali: su questo versante i genitori e gli studenti sono fuori gioco, non hanno diritto di parola. Proprio come avviene negli ospedali: quali competenze possiedono i parenti dei malati per condividere le attività tecniche che si svolgono nelle sale operatorie?

Le scelte compiute per progettare, realizzare, monitorare e valutare i processi d’apprendimento devono essere pubblicizzate con puntualità: a  tal  fine è indispensabile superare la genericità del linguaggio famigliare. Essenziale la rigorosa e univoca specificazione del significato di “capacità”, di “competenza”, di “progettazione formativa”, di “progettazione educativa”, di “progettazione dell’istruzione” sostanza dell’autonomia delle scuole.

I regolamenti di riordino del 2010 hanno accolto  acriticamente la definizione di “competenza” fornita in sede europea, definizione che focalizza le risultanze, il prodotto dell’attività scolastica. Una scelta che mette fuori scena i processi che conducono alla promozione e al consolidamento delle capacità dei giovani. Opzione da valutare in base al fatto che l’ideazione, la gestione e il monitoraggio delle strategie formative/educative/dell’istruzione  sono l’humus della partecipazione!

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