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La pausa didattica momento di socializzazione - di Gennaro Capodanno


Le recenti vicende, alla ribalta delle cronache, scaturite dalla decisione di comminare un provvedimento di sospensione a buona parte degli studenti di una scuola napoletana per la protesta messa in atto dagli allievi a seguito della decisione di diversamente articolare la cosiddetta pausa didattica, inducono ad alcune riflessioni.

Premetto che, indipendentemente dalle annose discussioni sulla riduzione dell’ora di lezione, la maggior parte degli studenti delle scuole superiori deve fare i conti con una media di sei ore piene giornaliere di attività didattica, decisamente troppe in mancanza di una diversa articolazione dell’attività frontale pur consentita dalla flessibilità. Inserire dunque un intervallo nell’orario giornaliero, così come da tempo si fa in molte scuole, è certamente una decisione giusta, da condividere. Si pone a questo punto il problema di quanto debba durare tale pausa, dove inserirla e come e dove attuarla, aspetti lasciati alle decisioni degli organi collegiali competenti. In genere tale pausa dura da 10 a 20 minuti, è inserita tra la fine della terza ora e l’inizio della quarta, praticamente a metà giornata, ed è effettuata in spazi annessi al plesso scolastico. Quando tali spazi sono insufficienti per accogliere tutti gli allievi, la pausa didattica può anche essere attuata per piano o per sezioni, in tempi diversi nel corso dell’orario giornaliero. La pausa didattica va considerata come parte integrante del tempo scuola giornaliero degli alunni e come tempo equiparato all’insegnamento per il personale docente tenuto alla vigilanza. L’intervallo tra le lezioni rappresenta inoltre un importante momento formativo della vita scolastica complessiva degli alunni. Se da un lato esso  favorisce l’alleggerimento dell’attività didattica, in coerenza con quelli che rappresentano gli stili di apprendimento, assicurando anche una migliore concentrazione nelle ore successive,  dall’altro può essere utile anche a contenere le frequenti richieste da parte degli alunni di allontanarsi, seppur brevemente, dall’aula durante le lezioni. Da tenere in debita considerazione anche l’aspetto socializzante della pausa didattica, una delle poche occasioni, se si escludono le assemblee d’istituto che si possono però svolgere con cadenza di una al mese, che consente agli studenti di una classe di conoscere gli allievi di altre classi, scambiando informazioni ed opinioni. Concludo queste brevi e non esaustive annotazioni sulla pausa didattica auspicando un sempre maggior dialogo tra gli studenti ed il personale scolastico, evitando situazioni di scontro che certamente non giovano al fondamentale compito educativo demandato alla scuola.


Gennaro Capodanno – Napoli
gennarocapodanno@gmail.com

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