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Il difficile lavoro dell’insegnante - di Giuseppe Iaconis


Gli operatori dell’educazione sono mortificati da politiche scolastiche incapaci di guardare al futuro
Sono le ore 18,35. Ho appena finito di preparare il materiale didattico da utilizzare con la LIM (Lavagna Interattiva Multimediale). E’ stato un lungo pomeriggio di lavoro, ma ne è valsa la pena: domani i miei allievi potranno fruire di un supporto didattico innovativo, stimolante e perfettamente rispondente alle esigenze dei giovani.

Anche nei giorni scorsi ho dedicato buona parte del mio tempo libero alla scuola. La pianificazione di un’attività educativa extracurriculare sulla comunicazione multimediale, da inserire nel POF (Piano dell’Offerta Formativa), mi ha impegnato molto. Sono sicuro, tuttavia, che l’attività menzionata permetterà ai miei allievi di sviluppare importanti competenze in un settore di grande rilevanza strategica.
A pensarci bene quasi tutti i miei pomeriggi sono in gran parte dedicati alla scuola:  elaborazione della programmazione (individuale e di classe), adozione libri di testo, partecipazione alle riunioni degli organi collegiali, svolgimento degli scrutini, esami di recupero, elaborazione del documento del consiglio di classe, relazioni, giudizi, correzione delle prove di verifica e conseguente elaborazione di un giudizio che sia pienamente rispondente ai dettami dell’art. 2 del D.P.R. 249/98. Lo studente, infatti, ha diritto ad una “valutazione trasparente e tempestiva, volta ad attivare un processo di autovalutazione che lo conduca a individuare i propri punti di forza e di debolezza e a migliorare il proprio rendimento”.
In serata, però, trovo sempre il tempo per seguire in TV le performances della nostra classe politica. Negli ultimi tempi, le trasmissioni televisive di approfondimento sono in grado di “soddisfare tutti i palati”. Le tematiche proposte vanno dall’analisi dei rapporti ‘ndrangheta-politica al voto di scambio, dalle vacanze di lusso con soldi pubblici alla corruzione, dal peculato alla concussione. Ascolto, quasi incredulo, e sorrido. Ma  -come dice Pirandello- si tratta “di un riso amaro, simile al rumore che fa la lumaca gettata nel fuoco, che sfrigola, e sembra ridere, e invece sta morendo”. E’ proprio vero, in realtà vivo un’intima sofferenza nel vedere le istituzioni repubblicane vilipese da politici spregevoli e senza scrupoli. Molto spesso, durante le pause pubblicitarie dei talk-show, m’interrogo su quale sia la migliore strategia educativa che un docente dovrebbe porre in essere per trasmettere, nonostante tutto, un messaggio di fiducia e speranza ai giovani, specie in un territorio difficile come quello calabrese, dove le influenze esterne al contesto educativo non sempre vanno nella direzione del rispetto delle regole e della legalità.
La tristezza e l’incredulità pian piano cedono il passo all’indignazione, quando, nella seconda parte della serata, le trasmissioni televisive di approfondimento si addentrano nell’analisi delle strategie che il governo intende attuare per risanare il bilancio dello Stato sconquassato da decenni di sperperi e malaffare. Così scopro che la scure del ministero dell’economia si abbatterà ancora una volta sulla scuola, già duramente colpita in passato da numerosi interventi di riduzione della spesa, sotto forma di dimensionamento, taglio del personale, diminuzione dei fondi destinati alle singole istituzioni scolastiche, ecc.. Oggi invece, il rappresentante del governo presente in trasmissione ci spiega, con fare risoluto, ma con palese insipienza, che è necessario aumentare le ore di servizio settimanali degli insegnanti, i quali –a suo giudizio- lavorerebbero meno degli altri lavoratori della P.A.. Il solerte amministratore, però, omette di dire che il lavoro di un docente, a differenza di qualsiasi altro pubblico dipendente, non termina con le ore di lezione svolte nelle aule scolastiche. Già nel 2005 Apollis, società di studi demoscopici, aveva dimostrato, dopo un approfondito studio commissionato dalla Provincia di Bolzano, che gli insegnanti lavorano mediamente 1.643 ore l’anno, che corrispondono a circa  49 ore settimanali. Infatti, una buona didattica, che sia veramente in grado di dare un contributo positivo alla crescita culturale e morale dei nostri giovani, va studiata e preparata con grande attenzione, tenuto conto delle caratteristiche e delle potenzialità dell’utenza a cui è destinata.
Incredulo, continuo a ripetermi: “No, no, questi signori non hanno capito niente!”. Per uscire dalla crisi (non solo economica!) che stiamo vivendo occorre investire risorse nella scuola. Il sistema scolastico va potenziato e reso efficiente, anche intervenendo sul versante dell’autostima di tutti gli operatori dell’educazione umiliati e avviliti da politiche scolastiche incapaci di guardare al futuro.
Così, mortificato e intristito, malinconicamente osservo il lavoro scolastico svolto nel pomeriggio, ordinatamente  riposto vicino alla borsa da lavoro, e pian piano mi addormento.
Giuseppe Iaconis

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