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Corveé del docente: Diesse Lombardia non ci sta


La proposta del Governo di allungare di altre sei ore le diciotto ore di insegnamento dei docenti non è accettabile.
Non perché chieda agli insegnanti della scuola italiana, così come ad altre categorie di lavoratori e di professionisti, di rimboccarsi le maniche e di contribuire in modo qualificato allo sforzo che tutto il Paese sta facendo per uscire dalla crisi, ma perché lascia invariata la condizione giuridica e retributiva dei docenti e perché non fornisce nessuna ragione pedagogico-didattica per questo aumento.

L’idea di parificare la condizione dei docenti italiani a quelli europei, che fanno mediamente più ore di lezione di quelli italiani, può essere benvenuta solo se anche gli altri parametri (non solo il numero di ore) diventino “europei”.
In particolare, se la formazione, l’assunzione, lo stato giuridico definiscano finalmente una carriera docente, con differenziazioni di compiti e di stipendi, sulla base di una valutazione rigorosa delle attività e dei risultati. E, se, in particolare, gli scatti retributivi non siano miseri, come sono oggi, e legati esclusivamente all’anzianità, ma siano commisurati al merito e all’esperienza.
La politica del Governo sembra ferma ad un’idea di insegnante come impiegato pubblico semiproletarizzato, senza la dignità di professionista dell’educazione e dell’istruzione.
Viviamo sulla nostra pelle i motivi e l'esasperazione di chi vede andare in rovina il contesto professionale in cui spende il tempo del proprio lavoro.
Il tempo in cui é chiamato a dare il suo contributo alla ripresa dell'Italia.
Per opporci nell’immediato a queste misure e per affermare la necessità di un nuovo stato giuridico, di un riconoscimento della dignità professionale dei docenti, di una riforma generale del sistema educativo nazionale, molti di noi parteciperanno allo sciopero generale o ad altre forme di mobilitazione.


DIESSE LOMBARDIA
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