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Sulla strage di Tolosa ... e sulle altre stragi - di Giovanni Ghiselli


L’ironia sofoclea è un’ affermazione di un personaggio della tragedia che giunge all’orecchio dello spettatore come un’eco rovesciata. Essa consiste in questo: chi pronuncia le parole intende dare loro un significato il quale arriva capovolto alle orecchie dello spettatore. " E questa eco alla rovescia, che suona come uno scoppio di riso sinistro, è in realtà una rettifica. Quanto Edipo dice senza volerlo, senza capirlo, costituisce la sola verità autentica delle sue parole" .


Siamo al culmine dell'ironia tragica quando, nell' Edipo re , il figlio di Laio afferma:"in vece loro, io queste battaglie, come per mio padre/combatterò e arriverò dappertutto " (vv. 264-265).
Il re di Tebe non sa ancora di chi è figlio, ossia di Laio, il vecchio re ucciso in un trivio da lui stesso, ma gli spettatori conoscono il mito e lo sanno. Un personaggio assolutamente ingenuo e puro, come il principe Myskin, l’Idiota di Dostoevskij, è incapace di fare dell’ironia e di notare quella degli altri: “Dal suo viso e persino dall’atteggiamento di tutta la persona, traspariva pure la stessa ingenuità, la stessa fiducia, ben lontana dal sospettare una derisione, una burla” .
  T. Mann  sembra incline a non attribuire ironia ai re :"I sovrani non conoscono l’ironia…neppure come schietto e classico strumento dell’arte retorica, per non parlare poi di un suo più complesso significato" .
Ora noi non siamo puri e ingenui come il principe di Dostoevskij, e non siamo di stirpe reale, perciò possiamo fare e capire l’ironia, perfino il sarcasmo, etimologicamente uno scherno che arriva alla carne (savrx) della persona colpita. Ebbene, tale capacità, non so se volontaria, di affondare il coltello nella carne, la avverto nell’ironia beffarda e crudele dei nostri politici. Berlusconi consigliava ai giovani disoccupati di sistemarsi ammogliandosi o maritandosi con i suoi figli. Chiaramente una cosa impossibile, come il fatto che Edipo non fosse figlio di Laio. Ma questi di adesso fanno anche peggio, o per lo meno fanno maggiori danni, in quanto il gaglioffo di Arcore aveva una schiera di giornalisti contro: lo attaccavano dal punto di vista morale, mentale e pure fisico; i Professoroni, gli Avvocatoni e gli altri Paperoni attuali, che, grazie allo sbarramento elettorale e ai giornalisti asserviti, non sentono voci contrarie alla loro dittatura, si lasciano andare a espressioni ben più offensive e maligne. Ne voglio riportare alcuna, pur sapendo che la mia sarà probabilmente una vox clamantis in deserto. Del resto mi chiamo Giovanni e tutti sappiamo che il nomen è omen. Spero tuttavia di non finire decollato, anche perché adesso non c’è un Michelangelo Merisi, in nessun campo. Dopo questa mia innocua ironia, passiamo dunque ai feroci sarcasmi dei nostri capi.
Il nuovo primo ministro, simpatico e ghiribizzoso quant’altri mai,  ebbe a dire: “il posto fisso, ma che noia!”. Il fatto reale è che la maggior parte dei giovani, laureati e no, agogna al posto fisso e non lo trova. A meno che sia raccomandato come quell’ ameno giovanotto ministeriale, di cui non ricordo il nome, che, viceversa, ha dato degli “sfigati” ai disoccupati.
Il nostro Mario nazionale invece ha voluto congratularsi con loro per questo grave handicap che li ha colpiti privandoli di un futuro sereno. Bravo professor Monti: è così che si incoraggiano i giovani.
La ministra Fornero, la stimatissima signora, dal canto suo ha detto, nella trasmissione domenicale della Nunziata, che “i maschi adulti sono protetti”. Quel giorno c’era una manifestazione di donne e la brava, deliziosa ministra voleva ingraziarsele. Nel frattempo uomini rimasti senza lavoro si arrampicavano sulle gru e sui tetti per esibire l’altissimo grado della protezione di cui beneficiavano da parte dei generosi datori di lavoro, del governo e dello Stato.
Poche ore fa è successo un fatto atroce, e questo ovviamente lo biasimo con tutte le forze e senza alcuna ironia: dei bambini sono stati ammazzati in una scuola. Erano bambini ed erano Ebrei.
Hanno tutta la mia compassione e gli assassini hanno tutta la mia esecrazione. L’intero mondo politico ha manifestato una santa ira e un sacrosanto sdegno cui mi associo senza riserve. Però chiedo a Lorsignori, a partire dall’esimio Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, perché la medesima compassione non hanno suscitato i massacri vilmente perpetrati contro le donne e i bambini dell’Iraq, dell’Afghanistan, della Libia?  Anzi questi eccidi altrettanto nefandi sono stati approvati dalla maggior parte dei nostri politici, a partire dall’esimio Presidente del nostro Stato. Ci sono bambini di serie A e altri di serie Z, come, mutatis mutandis, nel tempo di Hitler? Secondo me, chi manda gli aerei a bombardare i civili, non è meno colpevole né meno esecrabile di qualunque altro assassino. E un’ultima cosa: se ammazzare gente inerme, bambini o adulti, è un crimine vile e orrendo, e senza dubbio lo è, perché i marò che hanno ucciso dei pescatori, non devono pagare con pene adeguate, ossia severe, se sarà appurato che davvero l’hanno fatto?  E non potrà certo essere l’ex ministro La Russa ad appurarlo, dopo averli elogiati come eroi e difesi come se le vittime fossero loro invece dei pescatori uccisi.
Un’ultima domanda: se uccidere i bambini è un crimine ripugnante, e lo è, perché quanti li ammazzano con le automobili non finiscono in galera? Tutte queste sono interrogazioni non ironiche, ma retoriche. La risposta è già contenuta nella domanda.

giovanni ghiselli g.ghiselli@tin.it

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