Passa ai contenuti principali

Filellenismo necessario (sulla crisi in Grecia) - di Giovanni Ghiselli

E’ un filelleno chi scrive e fortemente filellenico è questo discorso.
Potrebbe rasentare la faziosità,  poiché l’umiliazione inflitta ai deboli provoca nelle persone per bene una forma di reazione istintiva e di insurrezione morale  contro la tracotanza dei prepotenti.

Gli errori dei governi greci, come l’assunzione di migliaia di impiegati inutili, o le spese colossali per le Olimpiadi, non possono giustificare  l’umiliazione e la mortificazione inflitte a una nazione intera, al popolo che di fatto ha inventato il nostro modo di vedere le cose e di pensarle. E’ ai maestri della Grecia classica che dobbiamo la visione estetica, logica, etica e politica che abbiamo del mondo. Senza Euripide mediato da Seneca, e senza Plutarco, avremmo uno Shakespeare ridotto assai, quasi dimidiato;  senza Erodoto e il suo dibattito costituzionale sviluppato in seguito da Platone, Aristotele e Polibio,  le teorie politiche moderne avrebbero meno spessore; senza  Empedocle e Sofocle, ai quali Freud riconosce i suoi debiti, la psicanalisi sarebbe più povera; senza il logos epitafios di Tucidide, dove Pericle afferma che la costituzione ateniese non pone alcun ostacolo al progredire di ogni cittadino, per quanto povero e oscuro, del resto capace, altra cosa sarebbe la nostra bella costituzione. Non ci sarebbe, o sarebbe diverso, il mirabile articolo 3. E così via. Ai Greci antichi dobbiamo molto, molto più dei miseri quattrini che loro devono alle banche e alla finanza internazionale. Scendo nel particolare, nell’aneddotico, per  mostrare come la conoscenza della lingua ellenica e degli autori greci, sia fonte di salvezza.
Nella Vita di Nicia, Plutarco narra che alcuni Ateniesi finiti nelle Latomie di Siracusa, si salvarono grazie a Euripide. Infatti i Greci di Sicilia amavano il tragediografo e desideravano citarlo. Lo amano ancora: tutti gli anni vanno a vederlo rappresentato nello splendido, sempre vivo teatro siracusano. Alcuni dei superstiti dalla catastrofe del 413 a. C. dunque, tornati a casa, andarono ad abbracciare affettuosamente il drammaturgo e gli raccontarono che erano stati affrancati dalla loro prigionia e schiavitù, poiché avevano insegnato ai vincitori  quanto ricordavano a memoria delle sue tragedie.
In effetti lo studio di Euripide, e di altri autori che accrescono la forza dei sentimenti e del pensiero critico, può avviare tante persone sulla strada dell'emancipazione dal servaggio alla pubblicità, alla propaganda, ai luoghi comuni. Un esempio: Euripide scrive contro la guerra: “ è stolto tra i mortali chi distrugge le città”[1]. I Greci dei nostri giorni devono spendere un cinque per cento del loro P.I.L. per comprare armi fabbricate dagli Europei più ricchi e guerrafondai. Armi micidiali e pure armi difettose. Ebbene, gli Elleni, che sono riluttanti a tale sperpero deleterio, devono essere affamati e umiliati. La classe dirigente italiana è ancora fatta di reduci dal Liceo classico e continua a  mandare i figli alla stessa scuola la cui materia caratterizzante è il greco antico. Questo idioma, tutt’altro che sepolcrale, ci è servito, con il latino, se non altro a conoscere e comprendere meglio la nostra lingua madre. Un vantaggio che potenzia la vita.
Riporto un secondo aneddoto sul beneficio della conoscenza linguistica, a partire dal greco.
Elias Canetti in La lingua salvata, racconta che il nonno di sua madre una volta, mentre era in un battello sul Danubio "aveva udito due uomini che, parlottando tra loro, in greco, stavano progettando un omicidio". Ebbene, grazie alla conoscenza di questa lingua, l'uomo poté denunciare la trama assassina "e quando i due delinquenti arrivarono per compiere la loro impresa, subito furono agguantati". Sicché l'autore comprese quanto fosse importante padroneggiare gli idiomi:"con la conoscenza delle lingue si poteva salvare la propria esistenza e anche quella altrui".
Non il greco dunque è una cultura morta, da morti di fame, bensì la ciancia di quanti echeggiano il linguaggio della propaganda. Una volta, con réclame pustolose e farneticanti, si calunniavano gli Ebrei, preparando il loro sterminio. Ora è il turno dei Greci, cicale neghittose, fannulloni e sperperatori. Infatti: gran parte di loro è una massa di scialacquatori da seicento euro al mese, o perfino meno. Speriamo che nessuno voglia vederli morire di fame. Non dimentichiamo che i loro autori hanno nutrito lo spirito di molti Italiani ed Europei per tante generazioni.

Giovanni ghiselli g.ghiselli@tin.it 





[1] mw'ro~ de; qnhtw'n osti~ ejkporqei' povlei~, Troiane, v. 95. E’ il dio Poseidone che parla deplorando la distruzione di Troia e l’eccidio dei Troiani. 

Commenti

Post popolari in questo blog

Il mattino, da "Il giorno" di Giuseppe Parini - vv. 1-169 - di Carlo Zacco

5 10 15 20 25 30 35 40 45 50 Giovin Signore, o a te scenda per lungo Di magnanimi lombi ordine il sangue Purissimo celeste, o in te del sangue Emendino il difetto i compri onori E le adunate in terra o in mar ricchezze Dal genitor frugale in pochi lustri, Me Precettor d'amabil Rito ascolta.     Come ingannar questi nojosi e lenti Giorni di vita, cui sì lungo tedio E fastidio insoffribile accompagna Or io t'insegnerò. Quali al Mattino, Quai dopo il Mezzodì, quali la Sera Esser debban tue cure apprenderai, Se in mezzo agli ozj tuoi ozio ti resta Pur di tender gli orecchi a' versi miei.     Già l'are a Vener sacre e al giocatore Mercurio ne le Gallie e in Albione Devotamente hai visitate, e porti Pur anco i segni del tuo zelo impressi: Ora è tempo di posa. In vano Marte A sè t'invita; che ben folle è quegli Che a rischio de la vita onor si merca, E tu naturalmente il sangue aborri. Nè i mesti de la D…

Zefiro torna, sonetto 310 del Canzoniere di Francesco Petrarca - di Carlo Zacco

Struttura. È nettamente diviso in due parti: quartine (parte euforica), terzine (parte disforica).  - Nelle quartine il poeta celebra entusiasticamente il ritorno della primavera, e il modificarsi di vari elementi naturali: clima, piante, animali, disposizioni dei pianeti, gli elementi fondamentali;  - Nelle terzine invece mette in contrasto il paesaggio appena descritto col proprio stato d’animo: al ritorno della primavera, ritorna anche il dolore provato da Petrarca pensando sia al giorno dell’innamoramento, sia al giorno della morte dell’amata, avvenuta il 6 Aprile, in primavera appunto.
Zephiro torna, e 'l bel tempo rimena, e i fiori et l'erbe, sua dolce famiglia, et garrirProgne et pianger Philomena, et primavera candida et vermiglia.    Ridono i prati, e 'l ciel si rasserena;Giove s'allegra di mirar sua figlia; l'aria et l'acqua et la terra è d'amor piena; ogni animal d'amar si riconsiglia.    Ma per me, lasso, tornano i pi…

Sul fondo da Se questo è un uomo di Primo Levi

Apprendimento cooperativo:  qui sopra videolezione del professore su youtube
qui sotto: audiolezione del professore in mp3 approfondimento scritto di un alunno/a
Lettura del brano "Sul fondo" tratto dal secondo capitolo del romanzo Se questo è un uomo di Primo Levi in formato wma
Se questo è un uomoPrimo Levi relazione di narrativa di Emiliano Ventura - Seconda DVITA E BIBLIOGRAFIA DELL’AUTOREPrimo Levi nasce a Torino il 31 luglio 1919 da Cesare Levi e da Ester Luzzati. A partire dal 1934 comincia a frequentare il Ginnasio-Liceo “D’Azeglio” dove mostra una buona disposizione per le materie scientifiche. Ottenuta la licenza liceale si iscrive all’Università torinese dove frequenta la facoltà di Scienze e si laurea nel 1941.
Trova subito lavoro come chimico in una cava d’amianto e l’anno dopo entra in un’industria farmaceutica di Milano, la Wander. Nel 1943 lascia questo lavoro per prendere parte alla Resistenza e partecipa ad un’azione clamorosa ai danni della milizia fascista di Ivr…