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Saldi commerciali: una formula superata - di Gennaro Capodanno

In giro per le strade del Vomero, il quartiere commerciale per antonomasia del capoluogo partenopeo dove sono da stamani partiti i saldi invernali, mi sono reso conto che i negozi erano per lo più vuoti - e non credo solo per il cattivo tempo  - nonostante le allettanti proposte, specialmente nel settore dell’abbigliamento e delle calzature, di sconti oscillanti mediamente tra il 30% ed il 70%.


La gente appariva titubante ma anche sospettosa e perplessa nei confronti di un rituale che ha perso molto del suo fascino rispetto al passato.
Nel corso dell’ultimo quarto di secolo, infatti, i saldi hanno subito una vera e propria rivoluzione. Se negli anni Ottanta rappresentavano per i clienti ed i negozianti la fine di una stagione commerciale, estiva o invernale che fosse, oggi questa situazione è cambiata, corrispondendo il concetto di saldi, per le famiglie italiane, ad acquisti a basso prezzo da effettuare, possibilmente, in ogni momento dell’anno.
Il low cost, acuito dalla crisi economica che ha investito negli ultimi anni il Paese, si è di fatto trasformato in uno stile di consumo da estendere a tutti i beni e alla bisogna. In questo contesto ci domandiamo che senso abbia, ai nostri giorni, una stagione di saldi, secondo un calendario che ogni anno si ripete sempre uguale. Situazioni, nel complesso, che inducono gli acquirenti ad essere cauti, alimentando un clima d’incertezza che di certo non favorisce il terziario commerciale.
Meglio sarebbe, a questo punto, liberalizzare la stagione dei saldi, nella direzione di consentire ad ogni commerciante l’opportunità di offrire sconti alla propria clientela quando lo ritiene possibile ed opportuno, il che potrebbe avvenire anche in occasione di particolari offerte da parte delle ditte fornitrici.
Gennaro Capodanno
gennarocapodanno@gmail.com

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