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Peer education - di Luigi Gaudio

Da un po' di tempo osservo le abitudini di studio di mia figlia, che è una liceale, e noto che quasi tutti i giorni si trova a ripassare con una compagna di classe diversa. A parte il fastidio di doverla scarrozzare da una parte all'altra di Milano, mi chiedevo fino a che punto una pratica di socializzazione così frequente potesse aiutarla davvero nei doveri scolastici, alquanto impellenti per chi, come lei, è iscritta ad un liceo classico. Temevo che i riscontri nella valutazione degli apprendimenti l’avrebbero convinta a studiare di più da sola, piuttosto che continuare a spostarsi da una compagna all’altra, con tutte le distrazioni (musica, mp3, videogiochi e quant’altro) che ben conoscono i genitori della mia generazione. La sorpresa è che, invece di peggiorare, i voti di mia figlia sono migliorati. Mi sono chiesto allora perché, e, forse, ho trovato una risposta grazie anche a quanto studiato durante il master universitario con il prof. Bertagna e nel corso di alcune lezioni del prof. Nicoli (Univ. Cattolica di Brescia). Emerge infatti dalle ricerche e dagli studi universitari che l’apprendimento tra pari (la peer education) è spesso molto proficua dal punto di vista dei rendimenti scolastici. Si impara di più dal compagno di classe che non dal docente. Questo, essendo io un docente, tra l’altro molto orgoglioso di esserlo e molto convinto del valore insostituibile della lezione scolastica, e della professione del doceente, avrebbe potuto essere frustrante, se non addirittura sconfortante per me. Ad una analisi più attenta, però, si scopre che le due operazioni dell’ascolto della lezione in classe (che per me, scusate, sarò un tradizionalista, ma continua ad avere un ruolo importante) e del lavoro a casa non sono in conflitto tra di loro. Piuttosto, emerge in modo chiaro che si impara facendo qualcosa insieme agl altri (es. producendo insieme una tavola sinottica), piuttosto che scaldando il banco in classe. Si impara guardando, assimilando l’esempio, in un rapporto diverso da quello distaccato tra docente e alunno. Si impara, insomma, sbagliando e correggendosi l’un l’altro. Sì, ma se uno dei due è comunque più avanti nella preparazione rispetto all’altro, che senso ha fargli perdere del tempo “abbassandosi” al livello del compagno? È proprio qui che interviene il frutto della osservazione di mia figlia e degli studi del prof. Nicoli: paradossalmente si diventa eccellenti (si passa, grossolanamente parlando, dal 7 all’8 o al 9) quando si insegna qualcosa agli altri, perché quel sapere diventa tuo. Noi tutti insegnanti conosciamo questo segreto, poiché abbiamo imparato la nostra disciplina più spiegandola ai nostri alunni, che non studiandola da universitari. Così, ho scoperto perché mia figlia ha degli ottimi voti: certamente perché ha forza di volontà, voglia di studiare, capacità, ecc…, ma anche perché perde alcuni suoi pomeriggi a “insegnare” quello che sa alle sue compagne.

Commenti

  1. Gent.le professore,
    non avevo mai riflettuto abbastanza sull'argomento e devo dire che leggendo questa suo articolo mi e' tornato alla mente il periodo di studio al liceo in cui anche a me e' capitato di spiegare ad alcuni miei compagni di classe un qualche argomento; in quello spiegare, cercando tra l'altro di farlo in modo tale che fosse il piu' semplice possibile, si consolidava contemporaneamente anche la conoscenza che di quello specifico argomento avevo acquisito.
    Ora che non sono piu' al liceo mi ritrovo da mamma a stare dietro ai compiti di mia figlia che frequenta la terza elementare, e mi rendo conto che senza dei validi docenti il lavoro di studio a casa ed il supporto di un genitore diventa fondamentale. Mia figlia non e' ancora nell'eta' in cui lo studiare con l'amichetta diviene cosa da perseguire ad ogni costo ma tra qualche anno terro' presente questa sua riflessione.
    Volevo solo aggiungere che ho scoperto per caso il suo sito e tutte le fantastiche risorse messe a disposizione della rete; lavoro veramente straordinario e straordinario e' l'amore per la conoscenza e la didattica che trapela e si respira aprendo uno qualsiasi dei documenti da lei redatti.
    Da mamma sempre alla ricerca di materiale didattico un grazie!
    Sara Mascelloni.

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