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APEF: Appello al Ministro Gelmini per la riforma dello Stato giuridico degli insegnanti

Volentieri pubblichiamo l’appello che l’associazione APEF ha presentato il 16 marzo al Ministro Gelmini, in occasione del convegno “Qualità, merito e innovazione nella Scuola- Un traguardo per la Nazione” Camera dei deputati – Sala delle Conferenze” perché è pienamente sottoscrivibile l’intenzione di aprire nuovamente il confronto sullo stato giuridico degli insegnanti.

APEF - 16 marzo 2011
"Onorevole Ministro, a nome dell’associazione che presiedo, vorrei oggi rivolgerLe un appello.
Noi riteniamo che i tempi siano maturi per passare finalmente da una logica delle emergenze ad una logica strutturale. E quindi, prendendo spunto dal titolo di questo convegno, riteniamo che la qualità e il merito debbano per forza intersecarsi con l’Innovazione.
E l’innovazione che oggi manca nel nostro sistema istruzione, riguarda un aspetto fondamentale, fin qui sottovalutato: la nuova organizzazione del lavoro degli insegnanti, dato che la riorganizzazione della scuola non può che partire dagli
insegnanti, come peraltro emerso anche dal Primo Rapporto sulla Scuola 2009 della Fondazione Agnelli.
Signor Ministro, la questione degli insegnanti attende almeno dal 2000, anno in cui è entrata in vigore l’Autonomia delle scuole. Perché, come è avvenuto in tutti i settori del Pubblico impiego, le riforme di tipo strutturale hanno sempre portato a una revisione dello Stato giuridico del personale ( Sanità e Università).
Non si pensi che questa sia una rivendicazione meramente sindacale, perché essa è funzionalmente utile alle scuole. Infatti, chiunque “opera” attivamente nella scuola, dirigente o docente che sia, sa benissimo che per gestire le nuove
complessità previste dall’autonomia e dalla stessa riforma, come la Valutazione e l’Autovalutazione d’istituto, necessarie per raggiungere la Qualità auspicata, occorrono ruoli funzionali di coordinamento a cui si associno responsabilità delle decisioni: nuove figure professionali dei docenti, con una preparazione specifica.
E’ pertanto divenuto ormai indifferibile, per raggiungere “quel traguardo per la Nazione” auspicato dal convegno, legificare su un nuovo Stato giuridico degli insegnanti che realizzi il passaggio da una figura di docente oggi ancora monadica e appiattita a quella di un professionista con responsabilità complesse. E’ appena il caso di ricordare che l’attuale Stato giuridico degli insegnanti risale agli anni ’70, un periodo storico profondamente diverso.
Un nuovo inquadramento professionale, quindi, basato su un virtuoso intreccio tra merito e funzione, che può essere garantito solo dalla costruzione di uno sviluppo di carriera, come avviene in tutte le professioni. Inoltre, anche in Europa merito equivale a fascia professionale differenziata, legata allo svolgimento di funzioni più complesse.
Già nel 2002 il Consiglio Europeo di Barcellona si era posto come obiettivo per il 2010, quello di ”ridurre gli ostacoli normativi al riconoscimento professionale degli insegnanti al fine di promuoverne una dimensione europea”.
Il ritardo del nostro paese verso un’armonizzazione con il resto d’Europa in termini di costruzione dei requisiti del docente professionista, è enorme.
Nessuno ha mai pensato che si possano ascrivere anche a questo ritardo i nostri deludenti risultati nelle pagelle internazionali? Noi lo crediamo.
Funzionamento delle scuole, leadership professionale e carriera degli insegnanti vanno quindi di pari passo pertanto realizzare una dimensione meritocratica di tipo funzionale è la logica su cui muoversi. Del resto, Signor Ministro, questo potreste realizzarlo soltanto voi in linea con il vostro programma elettorale dato che, storicamente, la Sinistra è stata sempre contraria e il Sindacato, intriso di vecchio egualitarismo, non sarà mai d’accordo.
In quest’ottica si muove il PDL 953 sul nuovo Stato giuridico degli insegnanti, che attende in Parlamento da alcuni anni. Dopo i testi presentati nel 2003 dagli Onorevoli Santulli e Napoli, l’Onorevole Aprea ha riproposto ad inizio legislatura il testo attuale che, tra l’altro, affronta anche un altro aspetto essenziale che attende di essere riformato e su cui siamo in grave ritardo: la riforma degli Organi collegiali delle istituzioni scolastiche, fermi ancora oggi ad una organizzazione preautonomistica e obsoleta delle scuole. Signor Ministro, l’appello che Le rivolgiamo è quello di sostenerne il percorso in Parlamento, per aggiungere alla sua azione riformatrice sulla professione docente, inizia a efficacemente con il Nuovo Regolamento per la formazione iniziale, (che ci auguriamo possa partire dal prossimo anno), un tassello essenziale per far raggiungere alla nostra istruzione pubblica, quei risultati che tutti ci auguriamo e che
sono necessari per ridare competitività al Paese."
per l’Apef, Il presidente
Paola Tonna

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